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  • mercoledì 7 marzo 2012

    IL ROVESCIAMENTO DELLA SPIRITUALITà --> PSEUDOINIZIAZIONI, CONTRO-INIZIAZIONI ANTI-TRADIZIONALI DEL NEO-SPIRITUALISMO




    Secondo l’esoterismo islamico, colui che si presenta ad una
    determinata «porta», senza esservi giunto attraverso una via normale, legittima o celeste, vede tale porta
    chiudersi davanti a lui ed è obbligato a tornare indietro, ma non come se si trattasse di un semplice
    profano, bensì come un incauto "errante" che senza la presenza di una guida verrà facilmente persuaso da subdole entità ingannevoli e , a causa della sua stoltezza , sarà spinto a precipitare nelle tenebre  




    è detto che i «falsi profeti» che sorgeranno allora «faranno grandi  prodigi e cose stupefacenti fino a sedurre, se fosse possibile, gli stessi eletti» [Matteo, xxiv, 24]




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    IN QUESTO POST (tratto dal libro "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" di Guenon)  SI VUOLE SEGNALARE L'INTERVENTO DEGLI AGENTI PSEUDO-SPIRITUALI CHE CON LA PRETESA DI INDICARE "L'ENTRATA DELL'UMANITà IN UNA NUOVA ERA", DI "UN'ETA' DELL'ORO" O "L'AVVENTO DI UN RINNOVAMENTO SPIRITUALE",   CONTRIBUISCONO - direttamente o indirettamente -  ALL'ATTUAZIONE DI UNA   SPIRITUALITà  ALLA  ROVESCIA , OVVERO DOMINATA DALLE FORZE DISSOLVENTI DELLO PSICHISMO INFERIORE , LE QUALI SFRUTTANO L'INGENUITà DELL'INDIVIDUO MEDIO, FABBRICANO FALSE TRADIZIONI BASATE SU IGANNEVOLI SINCRETISMI, SVILISCONO PRATICHE E RITI SACRI,  IN MODO DA  SNATURARE E DEVIARE ELEMENTI SPIRITUALI  ALL'INTERNO DI  UN  DISORDINATO MOSAICO DI ACCOZZAGLIE PROVENIENTI  DAI BASSIFONDI DI UN CAMPO PSICHICO/ENERGETICO OSCURO E APPARTENENTE IN VERITA'  AD ENTITà (chiamate erroneamente spiriti) CHE  NON HANNO CERTAMENTE NIENTE DI SPIRITUALE.



    ["... fra tutti i movimenti esteriori, di qualunque genere siano, non è dunque assolutamente il caso di prender partito, come si sul dire, perché ciò significherebbe soltanto lasciarsi ingannare, e , considerato che in realtà sono sempre le stesse influenze ad esercitarsi dietro tutte queste cose, intervenire nelle lotte volute da esse e da esse invisibilmente dirette equivarrebbe propriamente a fare il loro gioco; in queste condizioni, il semplice fatto di prender partito corrisponderebbe di per sé, per quanto inconsciamente, ad un atteggiamento veramente sprovveduto"]
    ---

    Cap.  32 - il Neospiritualismo





    Abbiamo appena detto di coloro che, volendo reagire contro il disordine attuale, ma non possedendo
    le conoscenze sufficienti per poterlo fare in modo efficace, sono in qualche modo «neutralizzati» e
    diretti verso vie senza uscita; sennonché, oltre a costoro, ci sono anche quelli che, al contrario, è fin
    troppo facile spingere più innanzi sulla strada che conduce alla sovversione. Il pretesto che è loro
    fornito nello stato presente delle cose, è nella maggior parte dei casi quello di «combattere il
    materialismo», e certamente i più fra di loro vi credono sinceramente; ma mentre i primi di cui
    abbiamo parlato, quando vogliano agire in tal senso, approdano semplicemente alle banalità di una
    vaga filosofia «spiritualistica», senza alcuna portata reale, ma se non altro quasi inoffensiva, questi
    ultimi vengono orientati verso il campo delle peggiori illusioni psichiche, ciò che è ben altrimenti
    pericoloso. Di fatto, mentre gli appartenenti alla prima categoria, pur essendo più o meno contagiati
    a propria insaputa dallo spirito moderno, non lo sono tuttavia abbastanza profondamente da essere
    completamente incapaci di vedere, questi di cui tratterremo ora ne sono interamente penetrati e si
    fanno anzi, abitualmente, un vanto di essere dei «moderni»; l’unica cosa che ripugni loro, fra le
    manifestazioni differenti di questo spirito, è il materialismo, ed essi sono a tal punto affascinati da
    quest’unica idea, da non accorgersi neppure che una quantità di altre cose, come la scienza e
    l’industria che essi ammirano, sono strettamente dipendenti, per le proprie origini e per la loro
    stessa natura, da quel materialismo che gli fa così orrore. Ciò detto, è facile capire come mai un
    atteggiamento del genere debba essere al momento attuale incoraggiato e diffuso: costoro sono i
    migliori collaboratori inconsapevoli che si possono trovare per la seconda fase della azione
    antitradizionale; siccome il materialismo ha quasi finito di rappresentare la sua parte, sono essi che
    diffonderanno nel mondo quel che dovrà prenderne il posto; anzi, il loro compito sarà di venire
    utilizzati per aiutare attivamente ad aprire quelle «fenditure» di cui dicevamo in precedenza poiché,
    in questa sfera, non si tratta più solamente di «idee» o di teorie, ma, inoltre e contem-
    poraneamente, di una «pratica», che li mette in contatto diretto con le forze sottili della specie più
    bassa; occorre aggiungere, del resto, che a questa funzione essi si prestano con tanto maggior
    buona volontà in quanto si illudono nel modo più completo sulla vera natura di queste forze,
    giungendo al punto di attribuir loro un carattere «spirituale».

    [...]

    ... Ma quel che è più singolare, è che tutti i raggruppamenti, le
    scuole ed i «movimenti» di questo genere siano costantemente in concorrenza o addirittura in lotta
    gli uni con gli altri, al punto che sarebbe ben difficile trovare altrove, tranne forse fra i «partiti»
    politici, odi più violenti di quelli che esistono tra i loro rispettivi aderenti, mentre tuttavia, per una
    strana ironia, tutte queste persone hanno la mania di predicare la «fraternità» a proposito e a
    sproposito! Si tratta di qualcosa di veramente «caotico», che può fornire, ad osservatori fossero pur
    superficiali, l’impressione del disordine spinto alle sue punte estreme; d’altronde anche questo non è
    se non un indizio che il «neospiritualismo» costituisce una tappa già piuttosto avanzata sulla via
    della dissoluzione.

    [...]

    Si aggiunga poi, che quelle stesse fra queste scuole che mettono in mostra un andamento «arcaico»
    utilizzando a modo loro frammenti d’idee tradizionali incomprese e deformate, o mascherando al
    bisogno idee moderne sotto un vocabolario copiato da qualche forma tradizionale orientale od
    occidentale (tutte cose che, sia detto per inciso, sono in formale contraddizione con la loro credenza
    nel «progresso» e nell’«evoluzione»), sono costantemente preoccupate di far andar d’accordo queste
    idee antiche, o pretese tali, con le teorie della scienza moderna. Un lavoro di questo genere è del
    resto incessantemente da ricominciare a mano a mano che tali teorie cambiano, ma bisogna dire che
    coloro che vi si dedicano hanno il compito semplificato dal fatto di tener quasi sempre conto soltanto
    di quel che possono trovare nei lavori di «volgarizzazione».

    [...]

    di fatto le ricerche «metapsichiche» non vengono
    quasi mai intraprese in modo totalmente indipendente dagli appoggi dei «neospiritualisti»,
    soprattutto degli spiritisti, ciò che prova come questi ultimi abbiano, tutto sommato, la ferma
    intenzione di farle servire alla loro «propaganda». Ma quel che forse è ancor più grave sotto questo
    riguardo è che gli sperimentatori sono posti in tali condizioni da trovarsi obbligati a ricorrere ai
    «medium» spiritistici, vale a dire ad individui le cui idee preconcette modificano notevolmente i
    fenomeni in questione conferendo loro, se così si può dire, una «colorazione» speciale, e ciò tanto
    più in quanto sono stati allenati con cura tutta particolare (esistono persino delle «scuole per
    medium») a servire come strumento e «supporto» passivo di certe influenze appartenenti ai
    «bassifondi» del mondo sottile, influenze a cui essi servono di «veicolo» dovunque vadano, le quali
    per di più non mancano di contagiare pericolosamente tutti coloro, scienziati o non scienziati, che
    vengono in contatto con loro e che, a causa della loro ignoranza di quanto si cela dietro queste cose,
    sono assolutamente incapaci di difendersene.


    ... ad ogni modo, quel che c’è di certo in tutta questa
    faccenda è che si tratta di qualcosa che risponde perfettamente alle esigenze di un «controllo»
    esercitato su queste influenze psichiche inferiori, già essenzialmente «malefiche» in se stesse, per
    utilizzarle più direttamente in previsione di certi sviluppi ben determinati e conformi al «piano»
    prestabilito di quell’opera di sovversione per la quale esse sono ora «scatenate» nel nostro mondo.

    Cap. 34 i Misfatti della Psicanalisi

    Non è una semplice questione di vocabolario il fatto, assai significativo, che la psicologia attuale
    prenda sempre in considerazione solo il «subconscio» e non il «superconscio», il quale dovrebbe
    esserne logicamente il correlativo. Senza dubbio il «subconscio» è un termine che indica
    un’estensione che si operi unicamente dal basso, cioè da quel lato che, sia nell’essere umano sia
    nell’ambiente cosmico, corrisponde alle «fenditure» attraverso le quali penetrano le influenze più
    «malefiche» del mondo sottile, anzi, potremmo dire, quelle aventi un carattere veramente e
    letteralmente «infernale»

    ... Degna di nota è ancora la strana illusione per cui gli psicologi giungono a considerare certi stati
    tanto più «profondi» quanto più sono semplicemente inferiori; non è forse questo un indizio della
    tendenza ad andare nel senso inverso a quello della spiritualità, la quale sola può esser detta
    veramente profonda, perché essa sola è inerente al principio ed al centro stesso dell’essere?
    D’altra
    parte, poiché il campo della psicologia non si estende verso l’alto, il «superconscio» le rimane
    completamente estraneo e del tutto precluso; e quando le accade di venire in contatto con qualcosa
    di elevato, essa pretende puramente e semplicemente di annetterlo, assimilandolo al «subconscio»:
    tale è, quasi sempre, la natura delle sue presunte spiegazioni concernenti la religione, il misticismo,
    ed anche certi aspetti delle dottrine orientali come lo Yoga; e, in questa confusione del superiore con
    l’inferiore, c’è già qualcosa che può essere propriamente interpretato come una vera sovversione.
    ..
    Notiamo pure che, con i suoi richiami al «subconscio», la psicologia, come del resto la «nuova
    filosofia», tende sempre più a raggiungere le posizioni della «metapsichica»
    ...
    In realtà, la psicanalisi non può avere se non
    l’effetto di portare alla superficie, rendendolo chiaramente cosciente, tutto il contenuto di quei
    «bassifondi» dell’essere che costituiscono ciò che viene chiamato propriamente il «subconscio»;
    inoltre, questo essere è già, per ipotesi, psichicamente debole, poiché, se fosse altrimenti, non
    proverebbe certo il bisogno di ricorrere ad una terapia di tal sorta, ed è quindi ancor più incapace di
    resistere ad una simile «sovversione», sicché rischia di affondare irrimediabilmente nel caos delle
    forze tenebrose imprudentemente scatenate; e se riuscisse nonostante tutto a sfuggirvi, ne
    conserverà tuttavia, per tutta la vita, un’impronta che sarà per lui una «macchia» incancellabile.
    ...
    Immaginiamo l’obiezione che, a questo punto, alcuni potrebbero formulare invocando una
    similitudine con quella «discesa agli Inferi» che s’incontra nelle fasi preliminari del processo ini-
    ziatico. Una tale assimilazione è completamente falsa, perché nei due casi i fini non hanno nulla in
    comune, ed anche le condizioni dei rispettivi «soggetti» sono alquanto diverse. Si può quindi parlare
    solamente di una specie di parodia profana, che sarebbe già di per se stessa sufficiente a conferire a
    tutto ciò un carattere di «contraffazione» piuttosto inquietante. La verità è che questa pretesa
    «discesa agli Inferi», non seguita da nessuna «risalita», è semplicemente una «caduta nel pantano»,
    per adoperare un’espressione simbolica di certi Misteri dell’antichità. È noto infatti che lungo la
    strada che conduceva ad Eleusi s’incontrava ad un certo punto questo «pantano»: coloro che vi
    cadevano erano i profani che pretendevano di accedere all’iniziazione senza possedere le necessarie
    qualificazioni e che erano dunque vittime della loro imprudenza. Aggiungiamo solamente che
    «pantani» del genere esistono veramente, sia nell’ordine macrocosmico sia in quello microcosmico.
    Ciò è in diretta relazione con la questione delle «tenebre esteriori»
    ... Nella «discesa agli Inferi» l’essere esaurisce definitivamente certe
    possibilità inferiori per potersi quindi elevare agli stati superiori; mentre nella «caduta nel pantano»,
    queste possibilità inferiori penetrano in lui per dominarlo ed infine sommergerlo completamente.
    Anche qui abbiamo parlato di «contraffazione»; questa impressione è comprovata da altre
    constatazioni, come quella della snaturazione del simbolismo, già innanzi segnalata, snaturazione
    che tende del resto ad estendersi a tutto quanto contiene essenzialmente elementi «sopraumani»,
    come lo dimostra l’atteggiamento assunto nei confronti della religione ed anche delle dottrine di ordine
    metafisico ed iniziatico, come lo Yoga, le quali pure non sfuggono a questo nuovo genere di
    interpretazione, sicché certuni sono giunti ad assimilare i metodi di «realizzazione» spirituale propri
    di tali dottrine con i metodi terapeutici della psicanalisi. Ci troviamo così di fronte a qualcosa di ancor
    peggiore di quelle altre grossolane deformazioni tanto frequenti in Occidente, come quella secondo
    cui i metodi dello Yoga sarebbero una specie di «cultura fisica» o di terapia d’ordine semplicemente
    fisiologico: queste deformazioni, a motivo della loro stessa grossolanità, sono infatti meno pericolose
    di quelle che si presentano sotto parvenze più sottili. Non soltanto perché queste ultime rischiano di
    sedurre persone sulle quali le deformazioni grossolane non avrebbero alcun effetto, ma anche per
    un’altra ragione di portata più generale, e cioè che le concezioni materialistiche, come abbiamo già
    visto, sono meno pericolose di quelle che si fondano sullo psichismo inferiore.

     Lo Yoga
    non è una terapia psichica più di quanto sia una terapia fisica, ed i suoi metodi non sono in alcun
    modo una cura per malati o per squilibrati, ma sono destinati esclusivamente a persone che, per
    poter realizzare quello sviluppo spirituale che è la loro unica ragion d’essere, devono già essere, per
    naturale disposizione, il più perfettamente equilibrati possibile; si tratta cioè di condizioni che, com’è
    facile comprendere, rientrano strettamente nella questione delle qualificazioni iniziatiche
    ...
    Ma c’è un altro punto, concernente la «contraffazione», che è forse ancor più importante di tutto
    quanto abbiamo sinora menzionato: è l’obbligo, imposto a chiunque intenda praticare
    professionalmente la psicanalisi, di essere egli stesso previamente «psicanalizzato». Ne consegue
    innanzitutto che la persona la quale ha subìto questa operazione non può più essere quella di prima:
    come dicevamo in precedenza, essa ne riceve un’impronta incancellabile, proprio come nel caso
    dell’iniziazione, ma in qualche modo in senso inverso, poiché, invece di uno sviluppo spirituale, si
    avrà uno sviluppo dello psichismo inferiore.


    Cap. 35- La confusione tra psichico , spirituale  e lo stravolgimento dello Yoga


    Il termine «spirito», attribuito volgarmente ad «entità» psichiche che non hanno certamente
    niente di «spirituale», e la stessa denominazione dello «spiritismo» che da ciò è derivata, per non
    parlare di quell’altro errore che fa chiamar «spirito» quel che in realtà non è nient’altro che il
    «mentale», saranno esempi sufficienti di quanto stiamo affermando. Sono fin troppo facili da vedere
    le conseguenze incresciose che possono aver origine da un simile stato di cose: propagare questa
    confusione, soprattutto nelle condizioni attuali, significa, si voglia o no, indurre degli esseri a
    perdersi irrimediabilmente nel caos del «mondo intermedio», e conseguentemente, anche se spesso
    in modo incosciente, servire da strumento alle forze «sataniche» che dirigono quella che è stata da
    noi chiamata la «controiniziazione».
    È qui il caso di ben precisare le cose per evitare ogni malinteso: non si può dire che uno sviluppo
    delle possibilità di un essere, anche in un ordine poco elevato come quello che costituisce il campo
    psichico, sia in sé essenzialmente «malefico»; ciò che occorre non dimenticare è che questo campo è
    per eccellenza quello delle illusioni, e quel che importa è saper sempre situare ogni cosa al posto che
    normalmente le compete; in altri termini, tutto dipende dall’uso che di tale sviluppo sarà fatto, e
    innanzi tutto è necessario esaminare se esso è inteso come fine a se stesso, oppure al contrario
    come semplice mezzo in vista d’un fine di ordine superiore. Di fatto, qualunque cosa può, a seconda
    delle circostanze d’ogni caso particolare, servire come occasione o «supporto» per chi si immette
    nella via che dovrà condurlo a una «realizzazione» spirituale; ciò è soprattutto vero al principio, a
    causa della diversità delle nature individuali, l’influenza delle quali è in quel momento al suo apice,
    ma tali condizioni permangono, almeno fino ad un certo punto, fintanto che i confini dell’individualità
    non siano stati completamente superati.
    Sennonché, d’altro canto, qualsiasi cosa può altrettanto bene essere un ostacolo, invece di un «supporto», se l’essere vi si arresta lasciandosi illudere e
    sviare da certe apparenze di «realizzazione» che non hanno alcun valore in se, non essendo che
    risultati meramente accidentali e contingenti, se ancora si possono considerare risultati da un
    qualsiasi punto di vista; questo pericolo di sviamento esiste sempre, per l’appunto, fintantoché si
    permanga nell’ordine delle possibilità solamente individuali, ed è per di più in rapporto con le
    possibilità psichiche che esso è incontestabilmente più grande, e ciò tanto maggiormente, questo è
    ovvio, in quanto tali possibilità sono di un ordine più basso.
    Il pericolo è certo molto meno grave quando si tratta di possibilità di carattere semplicemente
    corporeo e fisiologico; si può citare a questo punto, come esempio, l’errore di taluni Occidentali i
    quali, come dicevamo in precedenza, credono che lo Yoga, o per lo meno quel poco che essi
    conoscono dei suoi procedimenti preliminari, sia una sorta di metodo di «cultura fisica»; in casi
    come questo, il solo rischio che si corre è di ottenere, attraverso «pratiche» compiute
    sconsideratamente e senza controllo, un risultato del tutto opposto a quello che si perseguiva, e di
    rovinare la propria salute credendo di migliorarla. Tutto ciò non ci interessa affatto se non in quanto
    si tratta di una grossolana deviazione nell’impiego di tali «pratiche» le quali, in realtà, sono fatte per
    un uso del tutto diverso, il più possibile discosto dal campo fisiologico, e le cui ripercussioni naturali
    su quest’ultimo costituiscono un semplice «accidente» al quale non è assolutamente il caso di
    annettere la minima importanza. È tuttavia opportuno aggiungere che queste stesse «pratiche»
    possono anche avere, all’insaputa degli ignoranti che vi si dedicano come ad una «ginnastica»
    qualsiasi, ripercussioni sulle modalità sottili dell’individuo, ciò che di fatto ne aumenta notevolmente
    il pericolo: in tal modo è possibile, senza che se ne sia neppure coscienti, aprire la porta ad influenze
    d’ogni genere (e naturalmente saranno sempre quelle di qualità più bassa ad approfittarne prima
    delle altre), contro le quali si sarà tanto meno al riparo in quanto spesso non si sospetta neppure
    che esistano, e che a maggior ragione si è incapaci di discernerne la vera natura; ma, per lo meno,
    in tal caso non c’è alcuna pretesa «spirituale».
    ...
    La ragione per la quale
    tanta gente si lascia sviare da questa illusione è in fondo piuttosto semplice: alcuni di essi ricercano
    soprattutto i cosiddetti «poteri», vale a dire, sotto questa o quella forma, la produzione di
    «fenomeni» più o meno straordinari; altri si sforzano di «centrare» la loro coscienza su certi
    «prolungamenti» inferiori dell’individualità umana, prendendoli a torto per stati superiori
    semplicemente perché sfuggono alle limitazioni entro cui si rinchiude abitualmente l’attività
    dell’uomo «medio», limitazioni le quali, nello stato che corrisponde al punto di vista profano
    dell’epoca attuale, sono quelle di quanto si è convenuto di chiamare la «vita ordinaria», nella quale
    non interviene alcuna possibilità di carattere extracorporeo. Anche per questi ultimi, però, è
    l’attrazione per il «fenomeno», cioè tutto ben sommato la tendenza «sperimentale» propria dello
    spirito moderno, ad essere nella maggior parte dei casi alla radice dell’errore: quelli che coloro di cui
    parliamo vogliono infatti ottenere sono sempre risultati che siano in qualche modo «sensibili»,
    perché è questo che essi credono essere una «realizzazione»; sennonché ciò equivale di fatto a dire
    che tutto quel che è veramente di ordine spirituale sfugge loro interamente, che essi non riescono
    neppure a concepirlo per quanto lontanamente e che, mancando totalmente di «qualificazione» sotto
    questo riguardo, molto meglio per loro sarebbe se si accontentassero di rimanere rinchiusi nella
    banale e mediocre sicurezza della «vita ordinaria».
    Naturalmente, con ciò non vogliamo affatto
    negare la realtà dei «fenomeni» in questione in quanto tali; essi sono anche troppo reali, si potrebbe
    dire, e con ciò stesso tanto più pericolosi; quel che contestiamo formalmente sono il loro valore ed il
    loro interesse, soprattutto dal punto di vista d’uno sviluppo spirituale, ed è proprio in questo senso
    che l’illusione agisce. E ancora, se non si trattasse che di una semplice perdita di tempo e di energie,
    il male non sarebbe poi così grande; sennonché, in generale, l’essere che si lega a queste cose
    diviene poi incapace di liberarsene e di procedere al di là di esse, ed in tal modo è irrimediabilmente
    deviato; è ben conosciuto, in tutte le tradizioni orientali, il caso di tali individui che, diventati sem-
    plici produttori di «fenomeni», non perverranno mai alla minima spiritualità. Ma c’è di più: in queste
    circostanze può verificarsi il caso di una specie di sviluppo «alla rovescia», il quale non soltanto non
    porta ad alcuna acquisizione valida, ma allontana sempre più dalla «realizzazione» spirituale, fino a
    che l’essere non sia definitivamente sviato in quei «prolungamenti» inferiori della sua individualità ai
    quali abbiamo accennato poc’anzi, e per il cui tramite può soltanto venire in contatto con ciò che è
    «infraumano»; la sua situazione sarà allora senza uscita, o per lo meno gliene si aprirà una sola,
    vale a dire la «disintegrazione» totale del suo essere cosciente; in questo caso si tratta propriamen-
    te, per l’individuo, dell’equivalente di quella che è la dissoluzione finale per l’insieme del «cosmo»
    manifestato.
    Da questo punto di vista, più ancora che da qualsiasi altro, occorre perciò diffidare di ogni richiamo
    al «subconscio», all’«istinto», all’«intuizione» infrarazionale, o anche a una «forza vitale» più o
    meno mal definita, in una parola a tutte quelle cose vaghe ed oscure che la filosofia e la psicologia
    più recenti tendono ad esaltare, le quali portano più o meno direttamente a una presa di contatto
    con gli stati inferiori. A maggior ragione occorrerà guardarsi, con vigilanza estrema (poiché le cose in
    questione sanno assumere fin troppo bene i travestimenti più insidiosi), da tutto ciò che potrebbe
    indurre l’essere a «fondersi» - noi diremmo più volentieri e più esattamente a «confondersi» o anche
    a «dissolversi» - in una sorta di «coscienza cosmica», esclusiva d’ogni «trascendenza» e perciò di
    ogni spiritualità effettiva; è questa la conseguenza ultima di tutti quegli errori antimetafisici che,
    sotto il loro aspetto più particolarmente filosofico, sono individuati con termini come «panteismo»,
    «immanentismo» e «naturalismo», cose del resto strettamente connesse, conseguenza di fronte alla
    quale certa gente sicuramente si ritrarrebbe se potesse sapere veramente di che cosa parla. Cose
    come queste, infatti, sono il segno che la spiritualità è intesa letteralmente «alla rovescia»,
    sostituendo ad essa quel che ne è veramente l’inverso, giacché portano inevitabilmente alla sua
    perdita definitiva, ed è in ciò che consiste il «satanismo» vero e proprio; che quest’ultimo sia
    consapevole o inconsapevole, a seconda dei casi, influisce del resto ben poco sui risultati; né
    bisogna dimenticare che il «satanismo inconsapevole» di certa gente, più numerosa che mai nella
    nostra epoca di disordine estendentesi in tutti i campi, non è in fondo che uno strumento al servizio
    del «satanismo consapevole» dei rappresentanti della «contro-iniziazione». In un’altra occasione
    abbiamo avuto l’opportunità di segnalare il simbolismo iniziatico di una «navigazione» che si effettua
    sull’Oceano, il quale raffigura il campo psichico, e che occorre attraversare evitandone tutti i pericoli
    per giungere alla meta: ma che
    cosa si potrà dire di chi si tuffi nel bel mezzo di questo Oceano con la sola aspirazione di annegarvi?
    È questo, con la più grande esattezza, il significato di quella pretesa «fusione» con una «coscienza
    cosmica» la quale è in realtà solo l’insieme confuso e indistinto di tutte le influenze psichiche che,
    per quanto diversamente possano pensarla alcuni, non hanno certo assolutamente niente in comune
    con le influenze spirituali, quand’anche accada che le imitino più o meno imperfettamente in
    qualcuna delle loro manifestazioni esteriori (giacché è questo il campo in cui la «contraffazione» si
    esercita in tutta la sua ampiezza, ciò che spiega come le manifestazioni «fenomeniche» non possano
    mai provare nulla di per se stesse, potendo essere assolutamente simili nel caso di un santo e nel
    caso di uno stregone). Coloro che commettono questo errore fatale dimenticano, o più
    semplicemente ignorano, la distinzione tra «Acque superiori» e «Acque inferiori»; invece di elevarsi
    verso l’Oceano superiore, essi si precipitano negli abissi dell’Oceano inferiore; invece di concentrare
    tutte le loro potenzialità per dirigerle verso il mondo informale, il quale è il solo che possa dirsi
    «spirituale», le disperdono nella diversità indefinitamente mutevole e sfuggente delle forme della
    manifestazione sottile (la quale è ciò che corrisponde nel modo più esatto possibile al concetto della
    «realtà» bergsoniana), senza sospettare che quanto scambiano per una pienezza di «vita» non è di
    fatto che il regno della morte e della dissoluzione senza ritorno.

    Cap. 36 - La Pseudo-iniziazione

    La «pseudo-iniziazione» è
    realmente uno dei prodotti dello stato di disordine e di confusione provocato, all’epoca moderna,
    dall’azione «satanica» che ha il suo punto di partenza cosciente nella «contro-iniziazione»; essa può
    anche essere, in maniera incosciente, uno strumento di quest’ultima, ma, in fondo, ciò è ugualmente vero, all’uno o all’altro livello, per tutte le altre contraffazioni, nel senso che tutte quante sono
    altrettanti mezzi ausiliari alla realizzazione dello stesso piano di sovversione, cosicché ciascuno
    svolge esattamente la funzione più o meno importante che in questo insieme gli è assegnata, il che,
    del resto, rappresenta ancora una specie di contraffazione dell’ordine e dell’armonia stessi contro i
    quali, appunto, tutto questo piano è diretto.

    La «contro-iniziazione», invece, non è certo una semplice illusoria contraffazione, ma qualcosa di
    assolutamente reale nell’ordine che le è proprio, come l’azione da essa effettivamente esercitata non
    fa che dimostrare; quanto meno, è una contraffazione solo nel senso che imita necessariamente
    l’iniziazione come un’ombra invertita, anche se la sua intenzione vera non è quella di imitarla, bensì
    di opporlesi. Questa pretesa, però, è vana per forza di cose, in quanto il campo metafisico e
    spirituale, che è al di là di tutte le opposizioni, le è assolutamente interdetto; tutto ciò che essa può
    fare è di ignorarlo o di negarlo, nell’assoluta impossibilità di andare al di là del «mondo intermedio»,
    cioè quel campo psichico che è d’altronde, e per tutti i versi, il campo privilegiato dell’influenza di
    Satana, tanto nell’ordine umano quanto nell’ordine cosmico [Secondo la dottrina islamica è
    attraverso la nafs (l’anima) che lo Shaytan ha presa sull’uomo, mentre il ruh (lo spirito), la cui
    essenza è pura luce, è al di là dei suoi attacchi]; ma l’intenzione tuttavia esiste, con l’implicito
    partito preso di andare proprio in senso opposto a quello dell’iniziazione. Quanto alla
    «pseudo-iniziazione», si tratta di una pura e semplice parodia: si può dire cioè che non è niente in
    se stessa, che è priva di ogni realtà profonda, oppure, se si vuole, che il suo valore intrinseco, non
    essendo positivo come quello dell’iniziazione e neppure negativo come quello della «contro--
    iniziazione», è semplicemente nullo; tuttavia, se essa non si riduce ad un gioco più o meno
    inoffensivo, come in queste condizioni si potrebbe essere tentati di credere, ciò dipende da quanto
    abbiamo spiegato a grandi linee del vero carattere delle contraffazioni e della funzione cui esse sono
    destinate; per di più, nel caso specifico, bisogna aggiungere che i riti, in virtù della loro natura
    «sacra» nel più rigoroso senso della parola, sono cose che non si possono mai simulare
    impunemente. Inoltre, le contraffazioni «pseudo-tradizionali», a cui si riferiscono tutte le già segna-
    late snaturazioni dell’idea di tradizione, raggiungono qui la loro massima gravità, prima di tutto
    perché si traducono in un’azione effettiva invece di rimanere allo stato di più o meno vaghe con-
    cezioni, e secondariamente perché il loro attacco verte sull’aspetto «interiore» della tradizione, su
    ciò che ne costituisce veramente lo spirito, ossia sul campo esoterico e iniziatico.

    Veramente rimarchevoli sono gli sforzi che la «contro-iniziazione» dedica all’introduzione dei propri
    agenti nelle organizzazioni «pseudo-iniziatiche»; costoro le «ispirano» all’insaputa dei loro membri
    ordinari e, spesso, anche dei loro capi apparenti, i quali ultimi sono, come gli altri, altrettanto
    all’oscuro della causa di cui sono al servizio; in effetti però, bisogna dire che un’analoga introduzione
    avviene ovunque sia possibile, in tutti i «movimenti» più esteriori del mondo contemporaneo, politici
    o di altro genere, e, come dicevamo prima, perfino nelle organizzazioni autenticamente iniziatiche o
    religiose, dove lo spirito tradizionale si è tuttavia ormai troppo affievolito perché essi siano ancora
    capaci di resistere a questa insidiosa penetrazione. Tuttavia, a parte quest’ultimo caso che permette
    di esercitare nel modo più diretto possibile un’azione dissolvente, le organizzazioni «pseudo-
    iniziatiche» sono senza dubbio quelle che attirano maggiormente l’attenzione della
    «contro-iniziazione» e ne fanno l’oggetto dei suoi sforzi più notevoli, proprio perché l’opera che essa
    si propone, ed in cui in definitiva si riassume tutto il suo modo d’essere, è innanzitutto
    antitradizionale. È del resto molto probabilmente questa la ragione dell’esistenza di innumerevoli
    legami tra le manifestazioni «pseudo-iniziatiche» e tutte le specie di altre cose che a prima vista
    sembrerebbero non dover avere con esse il minimo rapporto, ma che, tutte, sono rappresentative
    dello spirito moderno in qualcuno dei suoi aspetti più spiccati ; perché, se così non fosse, gli
    «pseudo-iniziati» svolgerebbero costantemente in tutto ciò una funzione così importante? Si può
    affermare che, fra gli strumenti ed i mezzi d’ogni genere messi in azione a questo scopo, la
    «pseudo-iniziazione» deve logicamente, per la sua stessa natura, occupare il primo rango; è fuori
    questione che essa non è altro che un ingranaggio, ma un ingranaggio che può comandarne molti
    altri e sul quale questi altri vengono in qualche modo ad ingranarsi ricevendone il proprio impulso. E
    così la contraffazione continua: la «pseudo-iniziazione» imita in questo modo la funzione di motore
    invisibile la quale, di norma, appartiene in proprio all’iniziazione. Ma attenzione: l’iniziazione
    rappresenta veramente e legittimamente lo spirito, animatore principale di tutte le cose, mentre
    invece, per quanto riguarda la «pseudo-iniziazione», lo spirito è evidentemente assente. Ne risulta,
    come conseguenza immediata, che l’azione così esercitata, invece di essere realmente «organica»,
    ha necessariamente un carattere puramente «meccanico», il che del resto giustifica pienamente il
    paragone degli ingranaggi da noi adoperato; non è forse appunto questo carattere che, come
    abbiamo visto, si ritrova nella maniera più sorprendente dappertutto nel mondo attuale, mondo dove
    la macchina invade sempre più tutto quanto, dove lo stesso essere umano, durante tutta la sua
    attività, è ridotto a somigliare il più possibile ad un automa dal momento che ogni spiritualità gli è
    stata sottratta? Ma è appunto qui che risalta evidente tutta l’inferiorità delle produzioni artificiali,
    anche se un’abilità «satanica» ha presieduto alla loro elaborazione; si possono fabbricare delle macchine, ma non degli esseri viventi, perché, ancora una volta, è lo spirito che manca e mancherà
    sempre.
    Abbiamo parlato di «motore invisibile», e, a parte la volontà d’imitazione che ulteriormente si
    evidenzia a questo proposito, vi è in questa specie d’«invisibilità», per relativa che sia, un in-
    contestabile vantaggio della «pseudo-iniziazione», nello svolgere la suddetta funzione, su ogni altra
    cosa di carattere più «pubblico».
    ...
    Uno dei mezzi più semplici che le organizzazioni «pseudo-iniziatiche» hanno a disposizione per
    fabbricare una falsa tradizione ad uso dei loro aderenti, è certamente il «sincretismo», il quale
    consiste nel riunire bene o male elementi presi a prestito un po’ dappertutto, nel giustapporli in
    qualche modo «dall’esterno», senza alcuna comprensione reale di quel che essi rappresentano
    veramente nelle diverse tradizioni a cui specificamente appartengono. Ma poiché occorre dare a
    questa accozzaglia più o meno informe una certa apparenza di unità, allo scopo di poterla
    presentare come una «dottrina», si cercherà di raggruppare quegli elementi intorno a certe «idee
    direttrici», le quali a loro volta, ben lungi dall’avere un’origine tradizionale, saranno in generale
    concezioni del tutto profane e moderne, cioè prettamente antitradizionali; l’idea di «evoluzione»,
    come abbiamo fatto notare parlando del «neospiritualismo», svolge a questo riguardo una funzione
    preponderante. È chiaro che le cose ne vengono di conseguenza singolarmente aggravate: in queste
    condizioni, non si tratta più della semplice costituzione di una specie di «mosaico» di relitti
    tradizionali, il quale in definitiva potrebbe essere solo un gioco vano, ma praticamente inoffensivo; si
    tratta invece di qualcosa che tende a «snaturare», o meglio, «deviare» gli elementi presi a prestito,
    perché con questi metodi si sarà indotti ad attribuir loro, in accordo con l’«idea direttrice», un
    significato così alterato da essere in diretto contrasto con quello tradizionale.
    ...
    Quando parliamo d’incoscienza, la intendiamo soprattutto nel senso che chi elabora nel modo
    suddetto una «pseudo-tradizione» è in genere del tutto ignorante dei fini a cui essa in realtà serve;
    più difficile è ammettere che la sua buona fede, circa il carattere ed il valore di una simile
    produzione, sia altrettanto completa; tuttavia, anche a questo proposito, è possibile talora che in
    una certa misura costoro siano degli illusi, oppure che vengano illusi come nel caso da noi
    menzionato per ultimo. Molto spesso bisogna anche tener conto di certe «anomalie» d’ordine
    psichico che complicano ancora le cose, e che, del resto, costituiscono un terreno favorevole a che le influenze e le suggestioni di ogni genere possano esercitarsi con la massima potenza; a questo
    proposito facciamo soltanto notare, senza insistervi oltre, la funzione non trascurabile che
    «chiaroveggenti» ed altri «sensitivi» hanno spesso svolto in tale ordine di cose. Però, nonostante
    tutto, esiste sempre un punto in cui la soperchieria cosciente ed il ciarlatanismo diventano una
    specie di necessità per i dirigenti di una organizzazione «pseudo-iniziatica»: difatti, se qualcuno ar-
    riva ad accorgersi, cosa nemmeno troppo difficile, degli elementi presi a prestito più o meno
    maldestramente dall’una o dall’altra tradizione, come potrebbe riconoscerli senza vedersi di
    conseguenza obbligato a confessare di non essere in realtà che un semplice profano? In casi simili
    costoro, in generale, non esitano a rovesciare i rapporti, e a dichiarare audacemente che è la loro
    propria «tradizione» a rappresentare la «fonte» comune di tutte quelle che hanno depredato; e,
    anche se non arrivano a convincere tutti quanti, trovano pur sempre degli ingenui pronti a crederli
    sulla parola, in numero sufficiente a che la loro situazione di «capi scuola», cui generalmente
    tengono sopra ogni cosa, non rischi d’esser seriamente compromessa, tanto più che essi badano
    abbastanza poco alla qualità dei loro «discepoli» e che, conformemente alla mentalità moderna, ben
    più importante sembra loro la quantità; cosa che del resto è sufficiente a dimostrare quanto lontano
    essi siano dall’aver la più elementare nozione della reale essenza dell’esoterismo e dell’iniziazione.

    ...
    Molto spesso è stato criticato il sistema usato da certuni di relegare i «Maestri» ai quali si
    appoggiano (es. Teosofia) in qualche regione praticamente inaccessibile dell’Asia centrale o altrove; effettivamente
    si tratta di un metodo assai facile per rendere inverificabili le loro asserzioni, e del resto non è il
    solo, perché anche l’allontanamento nel tempo può svolgere a questo proposito una funzione
    esattamente paragonabile a quella dell’allontanamento nello spazio. Così altri non esitano a
    pretendere d’essere ricollegati a qualche tradizione completamente scomparsa ed estinta da secoli,
    se non addirittura da millenni; è vero che, a meno che essi non osino arrivare a dire che quella
    tradizione si è perpetuata per tutto questo tempo in modo così segreto e così ben nascosto da
    impedire a chiunque, se non a loro, di scoprirne la minima traccia, ciò li priva dell’apprezzabile
    vantaggio di rivendicare quella filiazione diretta e continua che nel caso specifico non avrebbe
    nemmeno l’apparenza di verosimiglianza che può ancora avere quando si tratti di una forma in
    definitiva recente come lo è la tradizione rosacruciana; questa mancanza non sembra però avere ai
    loro occhi grande importanza, perché sono talmente ignoranti delle vere condizioni dell’iniziazione da
    immaginare di buon grado che un semplice ricollegamento «ideale» senza alcuna trasmissione
    regolare possa far le veci di un ricollegamento effettivo



    Cap 37. L’inganno delle «profezie»

    La mescolanza di vero e di falso, che s’incontra nelle «pseudo-tradizioni» di fabbricazione moderna,
    si ritrova in quelle pretese «profezie», le quali, specie in questi ultimi anni, vengono diffuse e
    sfruttate in tutti i modi per fini come minimo piuttosto enigmatici; se diciamo pretese, è perché
    dev’essere ben chiaro che la parola «profezie» non può essere applicata propriamente se non agli
    annunzi di avvenimenti futuri contenuti nei Libri sacri delle differenti tradizioni, provenienti cioè da
    un’ispirazione d’ordine puramente spirituale; in tutti gli altri casi il suo impiego è assolutamente
    abusivo, ed il solo termine conveniente è allora quello di «predizioni». Queste predizioni possono del
    resto provenire da fonti molto diverse, alcune sono state ottenute applicando certe scienze tradizionali secondarie, e queste sono certamente le più valide, ma a condizione di poterne
    veramente capire il significato, cosa non sempre facile perché, per diverse ragioni, esse sono gene-
    ralmente formulate in termini più o meno oscuri, tali da non chiarirsi se non dopo la realizzazione
    degli avvenimenti cui esse fanno allusione; perciò conviene non fidarsi, non delle predizioni in se
    stesse, ma piuttosto delle interpretazioni erronee o «tendenziose» che se ne possono dare. Quanto
    al resto, per quel che vi è di autentico, esso emana quasi unicamente da «veggenti» sinceri, ma
    assai poco «illuminati», i quali hanno scorto cose confuse riferentisi più o meno esattamente a un
    avvenire piuttosto spesso mal definito quanto alla data e quanto all’ordine di successione degli
    avvenimenti, e che, mescolandole inconsciamente con le loro proprie idee, le hanno espresse più
    confusamente ancora, tanto che non sarà difficile trovare in un contesto del genere tutto quanto si
    vorrà.
    A questo punto è facile capire a cosa servirà tutto ciò nelle attuali condizioni: dal momento che le
    suddette predizioni presentano quasi sempre le cose sotto una luce inquietante e talora terrificante,
    essendo questo l’aspetto che più ha colpito i «veggenti», per turbare l’opinione pubblica basta
    semplicemente diffonderle, tutt’al più accompagnandole con commenti che ne mettano in risalto
    l’aspetto minaccioso e presentino gli avvenimenti in questione come imminenti ;
    se le predizioni concordano,
    l’effetto ne verrà rinforzato, se invece si contraddicono, come può anche accadere, il disordine che
    ne deriva sarà ancora maggiore; ed in entrambi i casi tanto di guadagnato a vantaggio delle potenze
    di sovversione. Bisogna inoltre aggiungere che tutte queste cose, generalmente provenienti da
    regioni assai basse del campo psichico, trascinano per ciò stesso con sé influenze squilibranti e
    dissolventi che ne aumentano considerevolmente il pericolo; ed è senza dubbio per questa ragione
    che anche chi non vi presta fede sente tuttavia in loro presenza un malessere paragonabile a quello
    causato, anche a persone pochissimo «sensitive», dalla presenza di forze sottili d’ordine inferiore.


    Cap 38. Dall’antitradizione alla contro-tradizione

    Possiamo senz’altro aggiungere che, come la tendenza alla «solidificazione», espressa
    dall’«antitradizione», non ha potuto raggiungere il suo limite estremo in quanto esso sarebbe stato
    al di fuori ed al di sotto di qualsiasi esistenza possibile, è facile prevedere che neppure la tendenza
    verso la dissoluzione, espressa a sua volta dalla «contro-tradizione», lo potrà; le stesse condizioni
    della manifestazione, finché il ciclo non si sarà concluso, esigono evidentemente che le cose vadano
    in questo modo; la vera e propria fine del ciclo implica infatti il «raddrizzamento» mediante il quale
    le tendenze «malefiche» saranno «trasmutate» in vista di un risultato definitivamente «benefico»
    come abbiamo spiegato in precedenza.

    ...
     In ogni caso, è sufficiente accennare che quando
    lo spirito si è ritirato non si può più parlare di iniziazione; ed in effetti, i rappresentanti della «con-
    tro-iniziazione» sono così totalmente, e più irrimediabilmente di qualsiasi profano, ignoranti
    dell’essenziale, cioè di ogni verità d’ordine spirituale e metafisico, che questa, anche nei suoi princìpi
    più elementari, è loro diventata assolutamente estranea dopo che per loro «il cielo è stato chiuso»
    ...
    Non potendo condurre gli
    esseri agli stati «sopraumani» come l’iniziazione, né d’altronde limitarsi al solo campo umano, la
    «contro-iniziazione» li conduce inevitabilmente verso l’«infraumano» che è il solo campo in cui
    risiede il suo potere effettivo; è anche troppo facile capire che si tratta di cose ben diverse dalla
    commedia della «pseudo-iniziazione». Secondo l’esoterismo islamico, colui che si presenta ad una
    determinata «porta», senza esservi giunto attraverso una via normale e legittima, vede tale porta
    chiudersi davanti a lui ed è obbligato a tornare indietro, ma non come se si trattasse di un semplice
    profano, cosa impossibile in quelle condizioni, bensì come saher (stregone o mago operante nel
    campo delle possibilità sottili d’ordine inferiore) ;
    non possiamo esprimerci più nettamente sulla questione se non dicendo che
    si tratta della via «infernale» nella sua pretesa di opporsi alla via «celeste», quando un’opposizione
    del genere, a cui potrebbero effettivamente far pensare le apparenze esteriori, non può essere in
    definitiva altro che illusoria; perciò, come abbiamo detto in precedenza a proposito della falsa
    spiritualità nel cui àmbito finiscono col perdersi quegli esseri che si sono impegnati in una specie di
    «realizzazione alla rovescia», una via simile non può in definitiva concludersi se non con la
    «disintegrazione» totale dell’essere cosciente, e con la sua dissoluzione senza ritorno.
    ...
    Ma è a questo punto che
    appare quella che veramente si potrebbe definire la «stoltezza del diavolo»: agendo così, i
    rappresentanti della «contro-iniziazione» si illudono di opporsi allo spirito stesso, a cui in realtà
    niente può opporsi; e nel contempo, loro malgrado ed a loro insaputa, gli sono nondimeno
    subordinati senza remissione, così come tutto ciò che esiste, sia pure inconsciamente ed
    involontariamente, è sottomesso alla volontà divina cui nulla può sottrarsi. In definitiva vengono
    dunque anch’essi utilizzati, benché controvoglia o addirittura convinti del contrario, alla realizzazione
    del «piano divino nell’àmbito umano» ;
     in questo, a somiglianza di tutti gli altri esseri, essi svolgono la
    funzione che conviene alla loro natura propria, però, invece di essere effettivamente coscienti di tale
    funzione come lo sono i veri iniziati, essi sono coscienti solo del suo lato negativo ed invertito; così
    ne sono essi stessi ingannati, e ben peggio di quel che può succedere ai profani, nella loro pura e semplice ignoranza, poiché, invece di restare in qualche modo allo stesso punto, essi vengono
    respinti sempre più lontano dal centro principiale fino a precipitare nelle «tenebre esteriori». E
    tuttavia, se si considerano le cose non più relativamente a questi stessi esseri, ma in rapporto
    all’insieme del mondo, bisogna dire che essi, così come tutti gli altri, sono necessari nel posto che
    occupano in quanto elementi di questo insieme, e, per dirla in linguaggio teologico, come strumenti
    «provvidenziali» del cammino di questo mondo nel suo ciclo di manifestazione, poiché è così che
    tutti i disordini parziali, anche quando appaiono in qualche modo come il disordine per eccellenza,
    sono nondimeno necessari nel concorrere all’ordine totale.

    Cap 39. La grande parodia o la spiritualità alla rovescia

    La costituzione della «contro-tradizione» ed il suo apparente momentaneo trionfo, come può
    rendersi conto senza difficoltà chi ha seguìto sin qui le nostre considerazioni, saranno propriamente
    il regno di quella che abbiamo chiamato «spiritualità alla rovescia»: si tratterà naturalmente solo di
    una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà
    tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità. Se abbiamo parlato di apparenza e non di
    realtà, è perché, quali che siano le sue pretese, nessuna simmetria od equivalenza è possibile in un
    campo del genere. Su questo punto è doveroso insistere perché molti, lasciandosi ingannare dalle
    apparenze, credono nell’esistenza di due princìpi opposti che si contendono la supremazia del
    mondo: è una concezione erronea, analoga in fondo a quella comunemente attribuita a torto o a
    ragione ai Manichei, e che, in linguaggio teologico, mette Satana allo stesso livello di Dio; vi è senza
    dubbio attualmente una quantità di gente la quale, in questo senso, è «manichea» senza
    sospettarlo, subisce cioè gli effetti di una «suggestione» delle più perniciose. Questa concezione,
    infatti, equivale all’affermazione di una dualità principiale radicalmente irriducibile, o, in altri termini,
    alla negazione dell’Unità suprema che è al di là di tutte le opposizioni e di tutti gli antagonismi; che
    una negazione del genere sia appannaggio degli aderenti alla «contro-iniziazione» non c’è da stupirsi
    ed essa può perfino essere sincera, per gente a cui il campo metafisico sia ermeticamente chiuso;
    ancor più evidente è la necessità che essi hanno di diffondere e di imporre questa concezione,
    poiché è soltanto così che possono riuscire a farsi passare per ciò che non sono e non possono
    essere realmente, e cioè per i rappresentanti di qualcosa che potrebbe esser messo in parallelo con
    la spiritualità ed anche finalmente avere la meglio su di essa.

    ...
    Il regno della «contro-tradizione», in effetti, è, molto esattamente, ciò che è designato come il
    «regno dell’Anticristo»: questi, qualunque idea si possa averne, è comunque colui che concentrerà e
    sintetizzerà in se stesso, in vista di tale opera finale, tutte le potenze della «contro-iniziazione», sia
    che lo si concepisca come un individuo, sia come una collettività; in un certo senso potrebbe essere
    ad un tempo l’uno e l’altra, in quanto dovrà esistere una collettività che rappresenti
    l’«esteriorizzazione» della organizzazione «contro-iniziatica» vera e propria venuta finalmente alla
    luce del giorno, e dovrà esistere altresì un personaggio, posto a capo di quella collettività, che sia
    l’espressione più completa e come l’«incarnazione» stessa di quel che essa rappresenterà, non
    foss’altro che a titolo di «supporto» di tutte quelle influenze malefiche le quali, dopo essersi
    concentrate in lui, dovranno da lui essere proiettate nel mondo.
    Evidentemente sarà un «impostore» (significato del termine daggial con cui viene abitualmente
    denominato in arabo), poiché il suo regno non sarà nient’altro che la «grande parodia» per
    eccellenza, l’imitazione caricaturale e «satanica» di tutto ciò che è veramente tradizionale e
    spirituale; e tuttavia la sua costituzione sarà tale, se così si può dire, da essergli veramente impossibile non svolgere tale funzione. Certamente non sarà più il «regno della quantità» che era
    soltanto il culmine della «antitradizione»; al contrario, col pretesto di una falsa «restaurazione
    spirituale», sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa al
    rovescio del suo valore legittimo e normale.
    Dopo l’«u-
    gualitarismo» dei nostri giorni ci sarà di nuovo una gerarchia visibilmente affermata, ma una
    gerarchia invertita, ossia una «contro-gerarchia», il cui vertice sarà occupato dall’essere che, in
    realtà, sarà più vicino di chiunque altro a toccare il fondo degli «abissi infernali».
    Quest’essere, anche se apparirà sotto forma di un personaggio determinato, sarà in realtà più un
    simbolo che un individuo, sarà cioè come la sintesi stessa di tutto il simbolismo invertito in uso
    presso la «contro-iniziazione», simbolismo che troverà in lui la sua massima espressione proprio
    perché in questa funzione non avrà né predecessori né successori; per poter esprimere il falso ad un
    livello così estremo, egli dovrà essere, per così dire, completamente «falsato» da tutti i punti di
    vista, cioè come l’incarnazione stessa della falsità.
    Proprio per ciò,
    nonché per la suddetta estrema opposizione al vero in tutti i suoi aspetti, l’Anticristo può assumere i
    simboli stessi del Messia, beninteso in senso radicalmente opposto
    ...
     l’Anticristo deve evidentemente essere il più vicino possibile a questa
    «disintegrazione», sicché la sua individualità, mentre da un lato sarà sviluppata in modo mostruoso,
    si può dire però già quasi annichilita, tanto da realizzare l’inverso della cancellazione dell’«io» di
    fronte al «Sé», o, in altri termini, da realizzare la confusione nel «caos» invece della fusione
    nell’Unità principiale
    ...
    Per di più, dato che il falso è neces-
    sariamente anche «artificiale», la «controtradizione» non potrà mancare, nonostante tutto, di avere
    quel carattere «meccanico» che è presente in tutte le produzioni del mondo moderno: essa ne sarà
    anzi l’ultimo prodotto; ancor più esattamente, vi sarà in essa qualcosa di paragonabile
    all’automatismo di quei «cadaveri psichici» cui abbiamo accennato in precedenza, e del resto, come
    questi, essa sarà costituita soltanto di «residui» animati artificialmente e momentaneamente, il che
    spiega la sua assoluta precarietà; quest’ammasso di «residui», per così dire galvanizzato da una
    volontà «infernale», può certamente dare l’idea più esatta di qualcosa che sia arrivato ai confini
    stessi della dissoluzione.
    Riteniamo che non sia il caso di insistere oltre su tutte queste cose; in fondo sarebbe di scarsa utilità
    la ricerca particolareggiata di come sarà costituita la «contro-tradizione», e del resto le precedenti
    indicazioni di carattere generale sarebbero già quasi sufficienti a chi volesse, per conto proprio,
    applicarle a punti più specifici, cosa che non rientra nei nostri propositi. Comunque sia, siamo giunti
    con ciò al termine ultimo dell’azione antitradizionale che deve condurre questo mondo alla sua fine;
    dopo il regno passeggero della «contro-tradizione» non può più esserci, per arrivare all’ultimo
    momento del ciclo attuale, che il «raddrizzamento», il quale, riportando istantaneamente tutte le
    cose al loro posto normale proprio quando la sovversione sembrava completa, preparerà
    immediatamente l’«età dell’oro» del futuro ciclo.


    Cap. 40. La fine di un mondo

    Ciò è vero anche per la fine
    stessa del ciclo: dal punto di vista particolare di quel che dovrà essere distrutto, essendo la sua
    manifestazione compiuta e come esaurita, tale fine è naturalmente «catastrofica» nel significato
    etimologico in cui questo termine evoca l’idea di una «caduta» improvvisa ed irrimediabile; ma
    d’altra parte, dal punto di vista secondo cui la manifestazione, nello sparire come tale, si trova
    ricondotta al suo principio per tutto ciò che essa ha di esistenza positiva, questa stessa fine appare,
    al contrario, come il «raddrizzamento» in virtù del quale, come abbiamo detto, non meno
    istantaneamente tutte le cose vengono ristabilite nel loro «stato primordiale». Tutto ciò trova del
    resto un’applicazione analogica a tutti i livelli, si tratti di un essere o di un mondo: in definitiva è
    sempre il punto di vista parziale che è «malefico», mentre il punto di vista complessivo, o
    relativamente tale in rapporto al primo, è «benefico» poiché tutti i possibili disordini non sono tali se
    non in quanto li si consideri in se stessi e «separativamente», e questi disordini parziali si cancellano
    interamente nell’ordine totale in cui finalmente rientrano, e di cui, spogliati del loro aspetto
    «negativo», essi sono elementi costitutivi allo stesso titolo di qualsiasi altra cosa: in definitiva non
    c’è di «malefico» se non la limitazione che necessariamente condiziona ogni esistenza contingente,
    limitazione che, in realtà, non ha in se stessa che un’esistenza puramente negativa. In un primo
    momento abbiamo parlato come se i due punti di vista «benefico» e «malefico» fossero in qualche
    modo simmetrici; ma è evidente che ciò non sussiste e che il secondo esprime esclusivamente
    qualcosa di instabile e di transitorio, mentre ciò che rappresenta il primo ha solo un carattere
    permanente e definitivo, di modo che l’aspetto «benefico» non può non prevalere alla fine, mentre
    l’aspetto «malefico» sparisce completamente non essendo altro che un’illusione inerente alla
    «separatività». Soltanto che, a questo punto, non si può più parlare propriamente di «benefico» e di
    «malefico» come di due termini essenzialmente correlativi che caratterizzano un’opposizione che non
    esiste più: come tutte le opposizioni essa appartiene esclusivamente ad un certo campo relativo e
    limitato, una volta superato il quale resta soltanto ciò che è e che non può non essere né essere
    diverso da ciò che è; se si vuole andare fino alla realtà dell’ordine più profondo, si può affermare in
    tutto rigore che la «fine di un mondo» non è mai e non potrà mai essere altro che la fine di
    un’illusione.




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