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  • sabato 31 dicembre 2011

    RICORDATI DI RICORDARE



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     PREMESSA

    1. Devi ricordarti di te, cioè essere presente, concentrato sulle azioni che stai compiendo, senza pensare ad altro mentre ti spogli e ti vesti. Che sia la mattina prima di andare a lavoro, la sera quando rincasi, mentre indossi il pigiama poco prima di metterti a letto, quando ti trovi nello spogliatoio della palestra o della piscina, quando entri in ufficio o in un locale e ti levi il cappotto. In ognuna di queste circostanze devi restare ‘presente a te stesso’, cioè completamente presente a quello che stai facendo, senza farti distrarre da altri pensieri o da persone che richiamano la tua attenzione. All’inizio può essere utile ripeterti:”Mi sto infilando i pantaloni e sono presente, mi sto ricordando di me, non sono distratto da altro,ecc..” . Con il tempo, e l’abitudine a questi esercizi, sentirai la presenza senza più necessità di richiamarla con delle frasi.
    2.  Ricordati di te tutte le volte che attraversi una porta, in casa o fuori casa. Devi essere presente nel momento in cui giri la maniglia per entrare, oppure mentre fai scorrere la porta, o mentre passi semplicemente da un ambiente all’altro nel caso fosse già aperta. Talvolta capiterà di ricordarti dell’esercizio poco dopo aver superato la porta. In questo caso, se ti è possibile, torni indietro e ripeti l’azione, questa volta con piena consapevolezza. Occorre tanta forza di Volontà per ricordarsi di sé proprio mentre passi da un ambiente all’altro. Sul piano simbolico indica il passaggio da ciò che conosci a ciò che ti è ancora sconosciuto.
    3. Ricordati di te mentre svolgi tutte le attività da bagno: lavarsi i denti, il viso, fare la doccia, la barba, depilarsi. Devi compiere tutte queste operazioni con consapevolezza, senza distrarti inseguendo l’immaginazione.
    4. Mangia con consapevolezza. Devi rimanere presente dal momento in cui porti il cibo alla bocca fino a quando inghiotti il boccone. Portare l’attenzione sulla masticazione condiziona in maniera notevole l’assimilazione delle sostanze nutritive da parte dell’organismo; lo stato di presenza fa si che cogli con maggiore profondità i sapori, estrai molta più energia dagli alimenti e di conseguenza percepisci molto prima il senso di sazietà. Ricordarti di te mentre mangi spesso risulta difficoltoso per la presenza di altre persone che ti rivolgono la parola. In tal caso la buona regola di “non parlare con la bocca piena” può venirti in aiuto per consentirti di svolgere il tuo esercizio prima di dover rispondere a qualcuno.
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    Prima tipologia di esercizi

    Si tratta di ricordarsi di sé più a lungo che si può durante lo svolgimento di un'azione prolungata nel tempo. Un esercizio classico è il ricordo di sé mentre lavi i piatti ma le varianti possono essere molte: spazzi il pavimento, scendi le scale, ti lavi i denti, ti fai la barba, ti depili, mangi un panino, fai la doccia, oppure nel tragitto fra l’automobile parcheggiata e il posto di lavoro, o fra la tua casa e la fermata dell’autobus. Ogni attività che abbia una durata non eccessiva può essere utilizzata come esercizio.
    Si tratta di fermare il lavorio della mente, il "dialogo interno" della mente (mente di superficie), tutte le volte che ti ricordi e ti sforzi poi di rimanere presente più a lungo possibile prima di ricadere nell'identificazione con i pensieri e le immagini mentali. Devi concentrarti su quello che stai facendo rimanendo cosciente di te stesso, senza vagare con il pensiero. Non devi lasciare che il corpo fisico esegua il lavoro da solo meccanicamente, devi accompagnare la sua attività con la tua presenza quieora. Il corpo fisico sa lavare benissimo i piatti anche se intanto la mente pensa all'ultimo film che hai visto, ma lo scopo dell'esercizio è che TUTTO L'ESSERE lavi i piatti, non solo il corpo; devi rimanere pienamente cosciente di ciò che fai come se il corpo senza il tuo aiuto cosciente non potesse farlo. Mentre il corpo lava i piatti la mente deve essere lì con lui, e non vagare per associazioni di pensiero come è abituata a fare.




    Per esempio, ricordati di te mentre ti spogli e ti svegli. Che sia la mattina prima di andare al lavoro, la sera quando torni, poco prima di andare a letto nell'indossare il pigiama, quando ti trovi nello spogliatoio della palestra o della piscina, devi restare "presenti a te stesso" mentre ti infili o ti togli i vestiti, cioè completamente presente a quello che stai facendo, senza farti distrarre da altri pensieri o da persone che richiamano la tua attenzione. All'inizio può essere utile fare affermazioni consapevoli (possibilmente ad alta voce): "Mi sto infilando i pantaloni e sono presente. Mi sto ricordando di me e sono presente a me stesso.".
    Ogni momento di presenza è una conquista. Mentre lavi i piatti o ti spogli a tratti sarai presente e a tratti ti identificherai con il contenuto della mente sognando a occhi aperti, immaginando situazioni e dialoghi assortiti. Ma per ora sei ancora schiavo e non puoi evitarlo, non hai sufficiente Volontà per evitarlo, puoi solo sforzarti di "tornare in te" appena te ne ricordi e prolungare questo stato di presenza finché ti è possibile. Noterai presto che questi esercizi sono quindi un continuo andare e venire da uno stato di presenza a uno di assenza. Una continua lotta per rimanere desti.
    E la lotta contro la meccanicità è ciò che ti serve per provocare la « cottura alchemica » delle sostanze che vanno a formare i tuoi "corpi sottili". Ricorda sempre che la cosa più importante non è il risultato, ma lo Sforzo che fai nell’essere presenti a te stesso e nel ricordarti di farlo.

    Praticando gli esercizi ti accorgerai che il ricordo di sé implica il verificarsi di un particolare fenomeno detto «attenzione divisa », cioè la capacità di prestare attenzione a ciò che stai facendo e contemporaneamente a te stessi. L'attenzione prende così due direzioni: una verso l'esterno e una verso l'interno. Nel corso della vita normale invece l'attenzione è monodirezionale, cioè la coscienza è interamente persa nell'evento esterno. Se una persona ti sta parlando sei concentrato su di lei, la tua coscienza è interamente PERSA in lei, annullata nell'avvenimento esterno. Quando ti sforzi di rimanere presente ti accorgi che è possibile parlare con una persona prestando attenzione a quanto dice, e contemporaneamente essere presenti a te stesso. Si può cioè tenere una parte dell'attenzione sempre rivolta verso l'interno. Accade che diventi progressivamente l'entità che osserva l’apparato psicofisico al lavoro, e non si identifica più interamente con esso, non si annulla più in esso. Questa entità è la coscienza extracerebrale, ciò che in oriente viene definito « il testimone », l'osservatore imparziale. Il tuo disidentificarci dalla macchina biologica, il rimanere presente come osservatore mentre il corpo e la mente fanno qualcosa, fa sì che crei nuovi "corpi sottili" da abitare e simultaneamente ti identifichi con essi, cioè spostia la tua coscienza in essi.





    Se mentre cammini per strada ti proponi fermamente di rimanere presente fino all’incrocio successivo, ma dopo qualche minuto sorprendi la tua mente a fantasticare sopra gli argomenti più svariati, allora ancora una volta ti sei dimenticati di te: ti sei addormentato. Non hai il controllo della tua mente! Non hai il controllo delle tue emozioni! Non vivi la vita che scegli tu, ma solo quella della tua macchina biologica. A questo punto l’assenza di libero arbitrio diviene per te un fatto indubitabile. Non devi affidarti alle teorie di qualche filosofo per decidere se l’uomo possiede oppure no una libera Volontà. Sperimentandolo sulla tua pelle ne diventerai definivamente consapevole e questa è già una prima grande conquista! Ma fino a quando non vengono attuate nella pratica, queste rimangono solo parole prive di utilità. Filosofeggiare su questi argomenti con concetti e conoscenze senza un lavoro costante su te stesso, non solo non serve assolutamente a nulla, ma sposta l’attenzione di chi è sinceramente intenzionato a risvegliarsi esattamente dalla parte opposta. Dunque, prendi coscienza sperimentando il ricordo di sé nella più profonda osservazione del quieora praticando gli esercizi tutti i giorni!
    Seconda tipologia di esercizi

    Questa seconda tipologia di esercizi è molto differente dalla precedente: non si tratta infatti di ricordarsi di sé per un periodo di tempo prolungato (mentre lavi i piatti o cammini per strada), bensì di ricordarti di te in corrispondenza di azioni distribuite durante la giornata o che possono anche verificarsi all'improvviso (lo squillare del telefono o se qualcuno ti rivolge la parola). Una mattina ti alzi e prendi una decisione risoluta: "Oggi, mentre sono in ufficio, voglio ricordarmi di me tutte le volte che giro la maniglia di una porta per aprirla". Questo significa che ogni volta in cui stai aprendo una porta devi essere presente e pensare: "Ecco, sono presente, sono cosciente di stare aprendo questa porta". Tornato a casa, oppure alla sera prima di andare a dormire, analizza la giornata e verifica quante volte sei riuscito a ricordarti di te aprendo una porta. Se aprendo una porta non ti sei mai fermato a pensare: "Ecco, ora ci sono, sono presente, sto aprendo la porta", allora non ti sei mai ricordato di te. Hai aperto le porte nell'inconsapevolezza più totale, cioè nello stesso stato di sonno in cui hai compiuto tutte le altre azioni nel corso della giornata. Aprire le porte con consapevolezza rappresenta un esercizio efficace perché ti costringe a restare presente in un momento in cui è difficile esserlo, in quanto stai passando da un ambiente ad un altro. Questo è solo un esempio e le varianti adottabili sono molteplici.



    Puoi fare sforzi per ricordarti di te tutte le volte che: apri la portiera di un'auto per salire o scendere, sali o scendi da un autobus, ti alzi da una sedia o ti sedi, squilla un telefono (sia tuo che di altri), porti il bicchiere alla bocca per bere qualcosa, azioni la freccia alla guida dell'auto e così via. All'inizio probabilmente non ti ricorderai mai o addirittura non ti ricorderai nemmeno di analizzare la giornata alla sera per verificare se qualche volta sei stato presente durante il giorno. Ma se tutte le mattine per giorni e giorni ti riproponi di farlo, la situazione presto migliorerà. E' importante ribadire che un uomo risvegliato vive permanentemente in quello stato di ricordo di sé che fatichi a riprodurre solo per qualche istante nella tua giornata, mentre stai mangiando o nel momento in cui squilla un telefono. Tra le altre cose essere svegli significa: ricordarsi continuamente di essere presenti. Un buon sistema per ricordarti di essere presente a te stessi è quello di metterti un bracciale che ti serva da promemoria, o un laccio al polso o al collo, o ancora scrivere su dei foglietti di carta frasi tipo: “sono presente a me stesso” - “Sono pura coscienza” – “Io Sono!”,ecc. e poi metterli in posti strategici della casa o in macchina dove sai che passidi sicuro durante il giorno. Questi esempi sono semplici, divertenti e molto efficaci!



    Ricorda che la trasmutazione alchemica si produce a causa dello sforzo, non del risultato. Il lavoro alchemico è un salto nel vuoto, è l'accettazione della propria eternità. Dopo aver acquisito dimestichezza con gli esercizi precedenti, si possono fare tentativi con esercizi che richiedono maggiore impegno. Ad esempio, molti trovano più difficile ricordarsi di sé quando sono in compagnia di altre persone. Fino a quando svolgono gli esercizi in solitudine riescono a mantenere una sufficiente concentrazione su se stessi, ma nel momento in cui devono prestare attenzione a ciò che fa o dice un'altra persona piombano nel sonno più completo.



    Se invece stai ascoltando una persona che parla sei molto impegnato a livello mentale, e spesso lo sei anche a livello emotivo. Se poi sei tu a parlare, l'impegno è totale. In tali frangenti dividere l'attenzione fra esterno e interno diventa complesso. Sarà sufficiente provare per accorgerti di quanto sia difficile. Se mentre il tuo interlocutore parla ti sforzi di ricordarti di te, inevitabilmente perdi alcuni frammenti del suo discorso. Se la paura di perdere parte di ciò che sta dicendo l'altro è molta, sarai costretto a smettere di fare sforzi per il ricordo e farti assorbire completamente da ciò che dice (identificarti). L'unico modo per migliorare consiste nel provare e riprovare instancabilmente, magari cominciando con i dialoghi al telefono - in quanto la presenza fisica dell'interlocutore è fonte di ulteriore disturbo per il ricordo di sé. Se puoi guardare in faccia l'altra persona, e lei può guardarti, sei molto più coinvolto e identificato con la situazione che si sta svolgendo, mentre al telefono il numero di sensi interessati all'esperienza è minore. Provando ti accorgerai che nel momento in cui la mente deve comprendere il significato delle parole dell'altro, o deve pensare alla risposta da dare, perde la capacità di ricordarsi di sé: o fa una cosa, o fa l'altra. Non sei abituato a dividere l'attenzione perché sei sempre vissuto nell'identificazione completa con la tua mente. Nessuno ti ha mai detto che puoi essere un'"entità esterna" che osserva la mente al lavoro. Riesci ad osservare il corpo che lava i piatti, ma ti è difficile osservare la mente mentre compie un ragionamento. Nell'istante in cui la mente deve rispondere, la tua coscienza, che magari fino a un attimo prima era riuscita a restare presente, e quindi divisa, si re-identifica al cento per cento con la mente pensante. Questo è dovuto al fatto che possedi ancora uno scarso controllo sulla tua mente e sulle tue emozioni, mentre ne hai uno molto maggiore sul corpo fisico. Controllo e identificazione sono inversamente proporzionali: meno sei identificato - cioè meno sei coinvolto - con qualcosa, più ne hai il controllo.




    Un’altra possibilità è quella di sforzarsi di ricordarti di te mentre leggi. Ti accorgerai presto che nei momenti in cui porti l'attenzione verso l'interno perdi il significato di ciò che stai leggendo. Più precisamente: una parte di te è ancora capace di svolgere una funzione automatica di lettura, ma la mente che deve comprendere il significato non riesce a lavorare in due direzioni contemporaneamente: o si ricorda di sé, o afferra il significato. E' consigliabile esercitarsi inizialmente con letture poco impegnative dal punto di vista del significato. Ricordarsi di sé ogni volta che si inizia a parlare a qualcuno costituisce un altro buon esercizio. Appartiene alla categoria degli esercizi "istantanei". Il momento in cui parlerai ti coglierà sempre di sorpresa. Sul lavoro qualcuno ti farà una domanda e la risposta uscirà meccanicamente. Solo al termine della conversazione ti accorgerai di non esserti ricordato di te quando hai pronunciato le prime parole. Risulta interessante analizzare cosa accade in questo caso. Per esempio, decidi fermamente che ti ricorderai di te tutte le volte che rivolgerai la parola a qualcuno durante le prossime tre ore. Non devi ricordarti di te durante l'intera conversazione, il che costituirebbe già il passo successivo, ma solo al momento di pronunciare le prime parole. Nonostante il tuo fermo proposito, quando qualcuno ti interpellerà, le parole usciranno dalla tua bocca come se fossero attirate dalle parole del nostro interlocutore, come se fossero una conseguenza inevitabile delle sue parole.

    Un altro buon esercizio consiste nel pensare "Io sono" non meno di una volta ogni ora, per tutto il giorno. Questo serve a permeare di ricordo di sé l’intera giornata. Sarebbe meglio accompagnare il pensiero con un'inspirazione (pensando "Io") e un'espirazione (pensando "sono"). Ricordarti di te ogni volta che si pronuncia la parola "Io" costituisce un esercizio avanzato. Pur tuttavia a un certo grado del cammino sarà possibile eseguirlo e la sua efficacia è assicurata. Anche mentre mangi ti puoi ricordare di te. L’esercizio consiste nel rimanere presente dal momento in cui porti il cibo alla bocca a quando inghiotti il boccone. Portare la tua attenzione sulla masticazione condiziona in maniera notevole l’assimilazione delle sostanze nutritive da parte dell’organismo; la presenza fa sì che cogli con maggiore profondità i sapori, estrai molta più energia dagli alimenti e di conseguenza percepisci molto prima il senso di sazietà. Ricordarsi di te mentre si mangia spesso risulta difficoltoso per la presenza di altre persone che ti rivolgono la parola. In tal caso la buona regola di “non parlare con la bocca piena” può venirci in aiuto per consentirti di svolgere l'esercizio prima di dover rispondere a qualcuno. Un contributo al ricordo di sé viene dato dallo sforzo di compiere delle semplici operazioni invertendo il lato con cui compi l’azione. Per esempio, puoi sforzarti di mangiare per una settimana con la mano sinistra invece che con la destra (o viceversa se sei mancino) portando il cibo alla bocca con la mano sinistra e tagliando il pane con la mano sinistra. Lavarti i denti, farti la barba o depilarti con la sinistra è un altro buon metodo per costringerti a rimanere presente durante queste attività.





    Una raccomandazione: concentra tutto lo sforzo durante il tempo che hai deciso di dedicare all'esercizio e non cercare di ricordarti di te al di fuori di questo tempo. Per quanto riguarda la prima tipologia di esercizi, se ad esempio decidi di ricordarti di te tutte le volte che ti alzi da una sedia, dobbiamo decidere in anticipo per quanto tempo fare sforzi in questa direzione. Possiamo decidere di farlo quando preferiamo: per tutta la mattina o esclusivamente dal momento in cui varchi la soglia di casa fino all'ora di cena, oppure per le prossime due ore indipendentemente da dove ti troverai. E' importante stabilire un limite di inizio e fine. Non è di alcuna utilità fare sforzi indiscriminati per tutto il giorno, perché si perde in capacità di concentrazione e l'esercizio non risulta altrettanto efficace. Devi procedere per gradi. Questo risulta a lungo andare la tecnica migliore per svegliarsi. Per quanto concerne gli esercizi di "ricordo di sé prolungato" vale lo stesso principio. Se decidi di ricordarti di te mentre spazzi il pavimento non devi fare alcun tentativo né prima né dopo. Se decidi di farlo per il tempo in cui viaggi sull'autobus, dal momento in cui scendi devi interrompere gli sforzi. Tuttavia nel breve tempo in cui decidi di concentrare gli sforzi tutta la tua energia deve essere veicolata in quel tentativo. Se decidi di compiere sforzi per due ore, devi considerare quelle due ore come le ultime due ore della tua vita. Sprecheresti le tue ultime due ore di vita per vagare con l'immaginazione da un pensiero all'altro senza alcuno scopo? Qualunque cosa accada in quelle due ore ti ricorderai di te stesso! Questo è l'atteggiamento vincente!  
    Ricorda: 

    costanti sforzi concentrati ma potenti portano inevitabilmente al risveglio.

    Un risultato importante che si ottiene dagli esercizi di ricordo è quello di toccare con mano il tuo stato ipnotico. Puoi comprendere che se sei sveglio solo nei momenti in cui ti sforzi di ricordartelo, allora dormi e vivi come un burattino per tutto il resto della giornata. Prendi decisioni nel sonno, lavori nel sonno, studi nel sonno, fai l'amore nel sonno, intratteni i rapporti umani nel sonno. Praticando gli esercizi, dopo un po’ di tempo, ti ricorderai di te - cioè sarai coscientemente presente - anche al di fuori dei momenti stabiliti per l'esercizio. Magari camminando per strada improvvisamente ti ricorderai di te ("Ecco, sono presente, cammino e mi ricordo di me, non sto vagando fra i pensieri come al solito"), senza averlo prestabilito e senza aver fatto uno sforzo. In tal caso potresti approfittare della situazione mantenendo quello stato di presenza più a lungo possibile prima di ricadere nel sonno. Nei momenti di ricordo, osservandoti con attenzione, puoi cogliere la differenza fra lo stato di coscienza in cui ti ricordi di te e lo stato in cui eri un attimo prima, quando non ti ricordavi e stavi dormendo. E' indispensabile portare avanti questo lavoro sul cogliere la differenza fra i due stati di coscienza. Dovresti farlo ogni volta che ti è possibile, ossia ogni volta che te ne ricordi. Se stai scendendo dall'autobus e ti ricordi di te per un istante, se riesci cioè ad essere presente e non compi nel sonno quell'azione, puoi sforzarti di prolungare questo stato cogliendo la differenza tra come sei adesso e come eri qualche minuto prima sull'autobus: "Cosa facevo? A cosa ho pensato per tutto il tempo del viaggio? Se io sono presente solo ora, allora chi pensava e chi compiva le azioni al mio posto fino a poco prima? Nel sonno avrei potuto picchiare qualcuno reagendo a un'offesa, avrei potuto decidere di cambiare lavoro, o avrei potuto invaghirmi di una persona e risolvermi in seguito di sposarla." Vivere nel sonno è pericoloso, ma lo si può comprendere solo a un certo grado di risveglio. 


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    L'uomo comune, che non ha mai provato a svegliarsi, non può essere cosciente del pericolo derivante dal trascorrere la propria vita nel sonno. Siamo sonnambuli che camminano dormendo sul cornicione di un palazzo a venti metri da terra! Finché dormiamo sembra che vada tutto bene. Se, ad esempio, mentre mangi un panino provi a fare l'esercizio di ricordo di sé, puoi confrontare i momenti in cui sei cosciente delle azioni che compi con quelli in cui invece mangi pensando a tutt'altro, e quindi in effetti non mangi nel vero senso del termine, perché il tuo corpo fisico mangia meccanicamente senza che ne sei cosciente ("Adesso mangio e sono presente, porto il panino alla bocca e lo mordo, e ne sono cosciente. Ma un attimo prima dove ero mentre mangiavo? Perché la mia autocoscienza non era qui con me?"). Il risveglio consiste nello sforzo di ricordarsi di sé e nel successivo confronto fra i momenti di ricordo, di effettiva presenza, e i momenti precedenti di sonno, di assenza. Se riusci a sentire dentro di te in modo EMOTIVO questa sottile ma enorme differenza allora hai compreso la differenza fra un essere umano che dorme e un essere umano che cerca di svegliarsi. Questo significa toccare con mano il proprio stato ipnotico e sovente qualcuno ne rimane sconvolto. Il secondo scopo degli esercizi è sviluppare un ottimo grado di forza di Volontà indispensabile in tutti gli aspetti del lavoro su di sé. Rammentiamo che l'uomo addormentato non possiede vera forza di Volontà, egli fa ciò che la vita gli permette di fare ed è in balia degli eventi; questo può anche consentirgli di divenire casualmente un uomo colto e di successo, ma non di acquisire un reale potere sugli eventi circostanti. Il fatto che devi compiere degli sforzi immani per combattere la meccanicità dei tuoi atti e ricordarci di te, è la dimostrazione di questa nostra incapacità di volere e di avere il controllo. Pensi di essere libero di volere perché decidi cosa ordinare al ristorante, mentre in realtà non decidi nemmeno quello, i tuoi meccanismi inconsci decidono, e loro decidono in base alle informazioni presenti nell’ambiente. 






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